Esiste ancora la stagionalità delle malattie infettive ?

Esiste ancora la stagionalità delle malattie infettive ?

Le patologie si diffondono in specifiche stagioni: in inverno l’influenza, in primavera la varicella, in estate gonorrea e poliomielite e in autunno la patologia di Lyme 

Le patologie, come molti avevano ipotizzato in precedenza, sono fedeli a un vero e proprio calendario. Si ripetono ciclicamente di anno in anno e si diffondono in specifiche stagioni: in inverno l’influenza, in primavera la varicella, in estate la gonorrea e la poliomielite e infine, in autunno, la patologia di Lyme.
Anche le malattie croniche sono stagionali.  Molte sono perciò le malattie che seguono una determinata stagionalità. In aggiunta, non sono solo le patologie infettive, quali l’influenza, a rispettare il calendario, ma anche quelle croniche, come l’epatite B.

Queste ultime variano a seconda dell’area geografica e si diffondono maggiormente in alcuni precisi periodi dell’anno. La stagionalità è una caratteristica potente e universale delle malattie infettive, anche se la comunità scientifica lo ha ignorato.

Elementi chiave per la stagionalità

Ci sono quattro fattori determinanti nella stagionalità delle patologie infettive.
La temperatura e l’umidità dell’ambiente, per esempio, hanno un ruolo fondamentale nel calendario in quanto regolano sia la stagione influenzale che le malattie diffuse dagli animali. È questo il caso del virus di Zika veicolato dalle zanzare. Altre patologie, quali il morbillo, si diffondono invece soprattutto quando i piccoli sono a scuola, c’è quindi anche un fattore comportamentale che influisce sulla ciclicità delle infezioni. Sono determinanti, inoltre, anche altri elementi ambientali, come le alghe, per la diffusione del colera, e i ritmi biologici stagionali.

Di recente è emerso che il nostro sistema immunitario si modifica stagionalmente e questo potrebbe spiegare perché in inverno siamo più suscettibili a certe malattie. È nota la stagionalità di alcune patologie come le malattie cardiovascolari o l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla e il diabete di tipo 1 che, tra le altre, tendono a peggiorare in inverno.

Sempre in ambito di stagionalità, un altro recente studio pubblicato sulla rivista Plos Pathogens dal gruppo della Columbia Mailman School of public health diretto da Micaela Martinez ha rivelato un vero e proprio calendario di 69 malattie infettive epidemiche, da quelle più comuni a quelle rare tropicali. Di strada ce n’è ancora tanta da fare, ma tutti questi studi si inseriscono in un ambito più ampio di maggior precisione scientifica e aiuteranno ricercatori e medici a impostare campagne di prevenzione più accurate e targetizzare meglio le cure. 

Malattie stagionali dei bambini

Le malattie infettive “star” di questo periodo sono varicella e scarlattina. La varicella può cominciare a manifestarsi già a gennaio, con picchi tra marzo e maggio. La scarlattina, invece, ci farà compagnia da qui fino a giugno. E tra ottobre e gennaio. Quinta e sesta malattia entrano adesso nel loro trimestre d’oro anche se sono comuni tutto l’anno, con punte significative pure in autunno. Discorso un po’ diverso, invece, per morbillo e rosolia. Il boom di queste esantematiche è tra inverno e primavera. Ma è un boom relativo. I casi, per lo più di morbillo, diagnosticati ogni anno sono relativamente pochi, seppur in crescita. E riguardano bambini in età scolare che, in genere, non hanno fatto il richiamo della trivalente previsto entro il sesto anno di vita. Quando ci dobbiamo preoccupare, infine, per parotite e pertosse?  La parotite esplode tra la fine dell’inverno e la primavera. La pertosse c’è tutto l’anno. Ma i rischi di contrarre queste due infettive sono bassi, sempre che i bambini siano stati vaccinati. In ogni caso non c’è da allarmarsi al primo puntino o alla ghiandolina ingrossata: la primavera è anche la stagione delle allergie. Il consiglio per i genitori è di valutare bene i sintomi che il bambino presenta. E di consultare il pediatra: sarà lui a stabilire diagnosi e cura.

Carta di identità delle infettive

La quinta malattia

In genere subentra tra i 4 e i 10 anni. L’incubazione dura da 4 a 14 giorni, fino a un massimo di 3 settimane. Febbre assente o modesta: non supera i 38 °C. A volte compaiono raffreddore o mal di gola. Un arrossamento, simile a un eritema, si palesa da subito sulle guance. Le macchie, di 1 cm di diametro circa, hanno bordo arrossato e centro chiaro. Da 2 a 4 giorni dopo la comparsa del rossore sulle guance (il resto del viso resta pallido), l’esantema si estende ad arti, natiche ee un poco anche al tronco. Scompare entro 3 settimane. Al caldo o al freddo eccessivi, l’esantema può tornare dopo qualche settimana. Già con la comparsa dell’esantema, il bimbo può tornare in comunità. Si è contagiosi da 7 giorni prima della comparsa dei sintomi fino all’arrivo dell’esantema. Vista la mancanza di complicazioni e l’assoluta benignità, la quinta malattia non richiede terapie specifiche, né particolari esami diagnostici.

La Sesta malattia

Si può contrarre in genere da 6 mesi a 2 anni. Il periodo di incubazione varia da 5 a 18 giorni. Si manifesta con febbre alta (39°C - 39,5°C) per tre giorni, apparentemente senza cause. Può dare convulsioni. La comparsa delle macchie comincia 3-4 giorni dopo l’arrivo della febbre. L’eruzione cutanea è rosso-rosata, sollevata o piatta e cambia in fretta. Comincia su torace e addome, per poi estendersi al collo, meno al volto e agli arti. Scompare nell’arco di 1 o 2 giorni al massimo. La sesta malattia rende il bambino molto irritabile e lamentoso perché disturba anche il sonno. Non serve tenerlo isolato. Il piccolo è contagioso da quando ha la febbre fino alla comparsa dell’esantema. In quanto a terapia, non ce n'è una specifica. Utile, casomai, paracetamolo o ibuprofene per abbassare la febbre qualora persistesse alta.

Scarlattina

Può interessare bambini da 2 a 10 anni. L’incubazione è piuttosto breve: in media va da 2 a 5 giorni. Si annuncia con febbre alta (39,5°C - 40°C), brividi, vomito, mal di testa, dolori addominali. L’esantema si presenta 12-48 ore dopo la comparsa dei primi sintomi. I puntini sono rossi, piccoli, separati. Se si preme sull’eruzione la pelle si schiarisce. I primi puntini compaiono nella zona del bacino e alla radice delle cosce. Poi si estendono fino al volto. La zona intorno alla bocca è risparmiata. La lingua si ricopre di una patina bianca prima, rossa poi. Dare cibi facili da deglutire. Il bambino è da tenere isolato fino al 2° giorno dall’inizio della terapia antibiotica. Contagio: da 1-2 giorni prima che si manifestino i sintomi a 48 ore dall’inizio della terapia. La scarlattina può essere confusa con altre malattie. Per questo è importante che il pediatra la diagnostichi per stabilire la cura: 10 giorni di antibiotico per bocca.

Orticaria

Sarà una malattia infettiva o semplice orticaria? Se lo domandano i genitori al primo comparire dell’eruzione sulla pelle dei bambini. Per non confondere malattie esantematiche e orticaria ci si può affidare, però, a vari criteri. Primo: le malattie infettive hanno una precisa evoluzione dei sintomi clinici. Alcuni sono così caratteristici che la loro assenza esclude l’esistenza di quella malattia infettiva. La varicella, ad esempio, inizia dal volto e progressivamente scende agli arti. I ponfi dell’orticaria, invece, non hanno una collocazione spaziale precisa. Possono migrare da una zona del corpo all’altra, senza rispettare nessuna scansione precisa. Secondo: la grandezza delle papule. Gli esantemi hanno una caratterizzazione precisa. Le papule rosse che li contraddistinguono sono pressoché uniformi per dimensione. Quelle dell’orticaria, invece, sono spesso a grappolo. E molto variabili per dimensioni, da 1-2 mm a qualche centimetro, presenti anche in contemporanea. Terzo: la durata della reazione. L’orticaria scompare nel giro di 24/48 ore. Gli esantemi no, eccezione fatta per quello della sesta malattia.

Varicella

Da 4 anni, a volte anche prima. L’incubazione varia da un minimo di 7-10 giorni a un massimo di 21. Il bambino accusa malessere generale. La febbre può esserci, modesta o alta, o non subentrare affatto. Le papule escono entro 24 ore dalla comparsa del malessere. Papula rossa con vescicola prima, pustola poi. Dal volto e dal cuoio capelluto, l’esantema passa a tronco e arti. Le vescicole durano da 1 a 4 giorni. Poi si trasformano in pustole che, dal 5° giorno, seccano diventando croste. La varicella in genere dà prurito costante e il bambino si gratta in continuazione. Isolamento da 5 a 7 giorni dopo la comparsa della prima vescicola. Il bimbo è contagioso da 24 ore prima della comparsa dell’esantema fino alla caduta delle croste (da 5 a 7 giorni). Non serve una terapia specifica. A volte può essere utile un antivirale: è il pediatra a stabilirlo. Se il bambino fosse molto infastidito dal prurito si possono usare prodotti specifici.